In generale le postazioni italiane tendevano a essere realizzate in forma più primitiva e improvvisata, anche per ragioni prettamente propagandistiche (vista l'enfasi sull'offensiva a oltranza, si riteneva contraddittorio spendere energie per allestire solide e confortevoli postazioni difensive); al contrario, le linee difensive nemiche erano realizzate con più cura, anche vista la strategia quasi interamente difensiva seguita dagli austro-ungarici[102]. Nel maggio 1917 un piccolo reparto italiano di circa 250 uomini e 5 aerei da ricognizione fu inviato nella Penisola del Sinai in appoggio alle forze britanniche, un contributo simbolico alla campagna del Sinai e della Palestina. Quasi ogni lunedì - dato che il lunedì era il giorno in cui venivano distribuiti i sussidi - si segnalavano in tutto il paese dimostrazioni spontanee di donne che reclamavano il ritorno dei congiunti e l'aumento dei sussidi. Di fatto, i bilanci e i consumi delle famiglie operaie aumentarono negli anni della guerra, anche se questo dato coincise con l'aumento dell'occupazione; infatti grazie al maggior impiego della manodopera femminile, accadde molto spesso che in una famiglia operaia contasse due, tre, quattro unità lavoratrici[157]. Iniziò così la corsa alle alleanze; nel 1882 Otto von Bismarck allargò l'alleanza fra la Germania e gli Asburgo, all'Italia, nel tentativo di spegnere nei francesi ogni velleità di rivincita per la sconfitta patita nel 1870. causa occasionale attentato a sarajevo : uno studente nazionalista serbo assassino’ l’erede al trono austriaco e sua moglie . Le operazioni non videro una netta prevalenza di uno dei contendenti ed ebbero fine con l'entrata in vigore dell'armistizio di Villa Giusti il 4 novembre 1918, giorno in cui la Regia Marina completò o mise in atto una serie di occupazioni anfibie delle maggiori città costiere nemiche. Dopo un lungo periodo di stasi e riorganizzazione, il 15 giugno 1918 i reparti austro-ungarici tentarono un'offensiva risolutiva attaccando sia a ovest il massiccio del monte Grappa che al centro la linea italiana sul Piave, dando avvio alla battaglia del Solstizio: le truppe italiane ressero all'urto, e per il 22 giugno l'azione si concluse con la ritirata delle forze austro-ungariche[81]. Nonostante le critiche che dovette subire da uomini di cultura come Renato Serra e Giovanni Gentile, i quali lamentavano in lui un «eccesso di spirito olimpico», la figura di Croce si staglia, soprattutto se commisurata alla nuova estetica del sangue e della violenza di Giovanni Papini, Ardengo Soffici e dei futuristi che trovarono sfogo su Lacerba[31]. PRIMA GUERRA MONDIALE created by Matthias Pizzo on Dec. 19, 2020 Nel 90º Anniversario della scomparsa del conte Elti di Rodeano–Biaggini, ufficiale che si distinse per il coraggio dimostrato durante l’attentato alla corazzata “Da Vinci”. Nel luglio 1915 il Regio Esercito aveva mobilitato 31.000 ufficiali, 1.058.000 uomini di truppa, 11.000 civili e 216.000 quadrupedi, mentre le forze complessive dislocate all'interno del paese erano circa 1.556.000 uomini. In definitiva si può dire con buona certezza che i soldati non capivano le ragioni della guerra, ma ciò non vuol dire che non avessero altre motivazioni per combattere che non furono la repressione, o l'adesione ai valori ufficiali o alla paura della fucilazione. Ricorrendo a corsi accelerati e promozioni straordinarie, a metà luglio 1915 erano disponibili 17.000 ufficiali in carriera e 22.000 di complemento. Don Minozzi intuì che l'organizzazione del consenso richiedeva strumenti meno rozzi delle conferenze imposte dall'alto, ma doveva basarsi sulla creazione di ambienti accoglienti e rassicuranti per i soldati[109]. Ma con l'andare del tempo gli abitanti delle terre invase dovettero rendersi conto di quanto duro, e a volte feroce, fosse il nuovo regime, e impararono anche a riconoscere le differenze caratteriali e comportamentali delle diverse etnie rappresentate dagli occupanti. prima guerra mondiale 1914-1918 (germani (guerra alla russia (piano…: prima guerra mondiale 1914-1918 Erano i cosiddetti «giornali di trincea», che nelle loro pagine descrivevano la vita al fronte, pur senza negandone i disagi, in chiave scherzosa, ora patetica e rassicurante, con nuove tecniche di comunicazione visiva e verbale, sostituendo in parte la grande stampa nazionale che non era mai riuscita a toccare veramente il pubblico popolare[110]. La Grande Guerra accrebbe lo stato di isolamento della Somalia italiana, sostanzialmente lasciata a sé stessa; il presidio italiano dovette subire alcune scorrerie e azioni minori da parte dei ribelli somali dello Stato dei dervisci, impegnati in una decennale guerriglia contro i britannici del Somaliland, ma riuscirono a mantenere un certo controllo del territorio[90]. Un'altra forma di mobilitazione politica fu il dibattito pubblicistico, dove l'agitazione verbale della carta stampata si sposta sulle piazze, nei teatri e nelle sale di conferenza. Per quanto riguarda i rifiuti e la protesta collettiva, questi fenomeni nacquero sempre in reparti di fanteria a riposo nelle immediate retrovie del fronte; gli undici casi documentati (tre nel 1916 e otto nel 1917) riguardarono tutti reparti che ricevuto l'ordine di tornare al fronte e, col favore della notte, protestarono vivacemente all'interno dell'accampamento sparando in aria. Il fronte interno giocò un ruolo fondamentale per il sostegno dello sforzo bellico: gran parte della vita civile e industriale fu completamente riadattata alle esigenze economiche e sociali che il fronte imponeva, e comparve la militarizzazione dell'industria, la soppressione dei diritti sindacali a favore della produzione di guerra, i razionamenti per la popolazione, l'entrata della donna nel mondo del lavoro e moltissime altre innovazioni sociali, politiche e culturali. Chi combatteva dichiarava pertanto di aver motivi di odio «dinanzi e dietro di sé», ossessionati dal fatto che l'Italia fosse piena di "imboscati" che erano riusciti a scampare ai rischi della guerra. Ma la deformazione della verità dipendeva soprattutto dai suggerimenti delle autorità preposte al controllo degli organi di stampa, e desiderose di presentare al pubblico un quadro ottimistico della situazione, e in gran parte del pubblico, ansioso di leggere sui giornali le notizie buone e non quelle cattive[172]. La Camera dei Deputati così il 20 maggio, si piega[19]. Il 30 ottobre i reparti italiani entrarono a Vittorio Veneto, punto di giunzione delle armate austro-ungariche schierate sul Piave, mentre Borojević ordinava una ritirata generale lungo tutto il fronte: stremate dalla scarsità di viveri ed equipaggiamenti e in preda a forti divisioni dettate dalle istanze nazionaliste delle varie etnie contro le autorità centrali, le forze austro-ungariche si disgregarono lasciando migliaia di prigionieri in mano agli Alleati avanzati. Questo spostamento degli equilibri, portò durante il prosieguo degli eventi Salandra prima ad appoggiare la causa neutralista e infine quella interventista, convinto dall'intesa personale con Sonnino, il quale dopo aver preso il posto di Di San Giuliano, raccolse intorno a sé l'autonomia necessaria per approntare una serie di trattative segrete con gli schieramenti in guerra[26]. A fine giugno, la prima battaglia dell'Isonzo decretò il fallimento dei piani di Cadorna per una rapida e risolutiva offensiva contro il nemico: l'attacco lungo tutto il fronte isontino delle formazioni italiane si infranse contro le difese austro-ungariche non portando che a miseri guadagni territoriali, pagati con pesanti perdite umane[96]. Questa situazione non era sconosciuta all'alto comando italiano, grazie ai continui rapporti che giungevano dagli osservatori inviati al fronte (in particolare dagli addetti militari a Parigi, tenente colonnello Giovanni Breganze, e Berlino, colonnello Luigi Bongiovanni)[91]; questi misero in luce il potere distruttivo di mitragliatrici e artiglieria e il ruolo sempre più centrale delle trincee, ma come del resto la maggior parte degli ufficiali superiori degli eserciti belligeranti ritennero la guerra di posizione come un fatto temporaneo: la convinzione era che l'incremento della potenza difensiva rendesse più costosi gli attacchi, ma non fino a un livello inaccettabile[92]. Nel 1919 fu condotta un'inchiesta ufficiale sul comportamento dell'esercito occupante basata sulla raccolta di rapporti, testimonianze di parroci, amministratori, persone autorevoli che l'avevano vissuta. Visualizza altre idee su prima guerra mondiale, guerra mondiale, mondiali. I neutralisti avrebbero potuto votare per la sfiducia al governo, e il candidato più probabile alla successione era per forza di cose lo stesso Giolitti, che da abile manovratore avrebbe aperto all'ala socialista tenendo in mano le redini del governo. Il discorso che Rocco porta avanti nel secondo semestre del 1914 sull'organo del nazionalismo veneto, Il Dovere Nazionale, è innovativo perché teorizza la conquista della piazza tramite le tecniche della mobilitazione di massa da parte di una nuova destra che vada oltre le «idiosincrasie delle élite tradizionali della destra salandriana». Cadorna in veste di "legislatore" aggiunse norme riguardanti; la codardia, che prevede la pena di morte per un militare che «in faccia al nemico si sbandi, abbandoni il posto o non faccia la possibile difesa»; l'abbandono di posto e la violata consegna; la diserzione, con il rialzo della gravità del reato e della pena; le diverse varianti dell'insubordinazione individuale e collettiva, fra cui la rivolta armata e non armata; e l'ammutinamento[117]. Guerra mondiale: coinvolse direttamente o indirettamente (tramite le colonie) tutto il mondo. Si hanno notizie di lettere di matrice scolastica in cui le maestre stimolavano intere classi di scolare a questa forma di assistenza spirituale a distanza, che viene ad essere anche una forma d'epoca di educazione civica[165]. Tra il 23 giugno e il 5 dicembre 1915 Cadorna sferrò quattro distinte offensive contro le difese austro-ungariche dell'Isonzo, attestate a difesa di Gorizia lungo una linea tra le vette del monte Sabotino e del Podgora, subendo pesantissime perdite (62.000 morti e 170.000 feriti) a fronte di guadagni territoriali insignificanti[76]; i contemporanei attacchi della 4ª Armata sulle Dolomiti non ebbero miglior successo, con violenti scontri in uno scenario di alta montagna in mezzo a ghiacciai e quote mediamente superiori ai 2.000 metri di altitudine (la cosiddetta "Guerra Bianca"). I cambiamenti dovuti al conflitto produssero a loro volta effetti differenti in diverse regioni e nei diversi ceti, ma cercando di dare un giudizio complessivo, si può affermare che la maggior parte dei contadini poté godere durante la guerra «di redditi reali diminuiti in limitata misura o non affatto; spesso poté goderne di maggiori» e che il dislivello economico tra proprietari e contadini si attenuò, perché i redditi dei primi quasi sempre diminuirono mentre quelli dei secondi se non aumentarono rimasero fermi[145]. Il culmine di questa campagna, che nell'aprile 1915 con la firma del Patto di Londra, guadagnò il sostegno del governo di Salandra, si ebbe con le giornate del "maggio radioso"[169]. Comunque, di per sé, il numero dei prigionieri non può essere usato come metro di paragone per dedurre la combattività di un esercito: i francesi ebbero molti più prigionieri dei tedeschi, ma la colpa fu certamente più dei comandi che dei soldati. Inizialmente il peso delle operazioni alleate ricadde sulla marina francese; l'Italia allo scoppio del conflitto aveva dichiarato la sua neutralità, mentre il Regno Unito era impegnato contro la Kaiserliche Marine nel mare del Nord e nella scorta al traffico mercantile nel Mediterraneo. Organizzazione del Regio Esercito al 1915, su digilander.libero.it. A chiudere il cerchio intervenne l'iniziativa della monarchia, la quale, anziché prendere atto dell'orientamento della maggioranza parlamentare e incaricare Giolitti di formare un nuovo governo, diede nuovamente l'incarico a Salandra. Entrambe le strutture stampavano un bollettino di collegamento interno e alcuni comitati regionali delle Opere Federate preparavano "schemi di conferenze" per i loro addetti, come gli analoghi "spunti di conversazione coi soldati" del Servizio P, nonché pièces teatrali di propaganda per il "Teatro del Popolo", così come gli addetti P ne allestirono per il "Teatro del Soldato"[171]. In questo campo d'azione le tre correnti neutraliste - socialisti, cattolici e liberal giolittiani - mancavano di progetti comuni e punti d'incontro, mentre il fronte interventista agisce fin da subito come un blocco unificato, emarginando progressivamente i neutralisti i quali si ritirano dal campo prima ancora di tentare di agire in modo unificato[18]. 22-lug-2020 - Esplora la bacheca "Prima guerra mondiale" di Gioak su Pinterest. ", vol. Da questo punto di vista solo gli operai austro-ungarici vennero trattati come gli italiani, negli altri paesi la disciplina di fabbrica venne mantenuta senza militarizzare le industrie. Tra i disertori però vanno classificati comportamenti molto diversi, dal passaggio al nemico, ai casi più comuni di allontanamento dai reparti verso l'interno del paese o i ritardi nel ripresentarsi dopo una licenza o una missione. La situazione cambiò il 23 maggio 1915, giorno in cui l'Italia (nel rispetto degli impegni presi col patto di Londra) dichiarò guerra all'Austria-Ungheria. L'aristocrazia "produce" crocerossine e si impegna nelle pratiche sociali della beneficenza, in cui le donne fanno la parte del leone, e alla cura dei soldati e dei poveri si dedicano con sempre maggior impegno il laicato femminile cattolico, contestualizzato con la carità cristiana e i ruoli matronali[162]. Nel settore pertinente alla Zona Carnia si sarebbero avviate le operazioni dirette a far cadere le opere permanenti di Malborghetto, Predil e Plezzo, mentre la 2ª Armata avrebbe dovuto occupare monte Stol, la soglia di Caporetto, monte Matajur e il crinale Kolovrat-Korada. Inoltre nel febbraio 1917 gli Imperi Centrali scatenarono la guerra sottomarina indiscriminata, e la curva degli affondamenti di navi mercantili, soprattutto nel Mediterraneo, si impennò verticalmente. In realtà questa contrapposizione tra soldati e operai servì soprattutto all'industria; per contenere l'aumento dei salari degli operai (che comunque godettero di un aumento dei salari reali in relazione all'aumento del costo della vita), e soprattutto al governo; che in questo modo cercava di contenere la propaganda socialista tra gli operai, i quali non potendo contare nel supporto dei soldati (come successe a Pietrogrado nel febbraio 1917) erano facilmente controllabili dalle stesse forze armate in eventuali dimostrazioni o rivolte[154]. Dalla dichiarazione di guerra all'amnistia concessa dal governo Nitti il 2 settembre 1919, le denunce all'autorità militare assommano a 870.000, su poco più di 5 milioni di mobilitati. Bisogna ricordare che, parlando di interventisti e neutralisti, va esclusa la classe contadina - più della metà della popolazione - che godeva del diritto di voto, ma che non faceva realmente parte dell'opinione pubblica; la politica era accessibile in Italia nei limiti in cui vi penetravano le ferrovie, la popolazione che abitava lontano dalle stazioni ferroviarie era praticamente isolata e fuori dal contesto socio-politico della nazione[14]. L'importazione primaria di questo combustibile, che nell'immediato anteguerra aveva sfiorato il milione di tonnellate mensili, era scesa a 720.000 tonnellate nel secondo semestre del 1916 e si mantenne attorno alle 420.000 tonnellate per tutto il 1917. L'esercito si adoperò anche ad aumentare il numero di fucili e del loro munizionamento, ma non si colse la necessità di commesse maggiori per il munizionamento dell'artiglieria; insufficienti si rivelarono anche il numero di mitragliatrici e bombe a mano, mentre il numero di pezzi e munizioni per l'artiglieria media e pesante restarono per parecchio tempo, anche dopo l'entrata in guerra, molto scarsi[50]. Queste prese di posizione dei socialisti a favore della guerra, non erano, per la maggior parte conversioni improvvise. Se da un lato questa nuova struttura portò a diversi problemi riguardanti rivalità e sovrapposizioni di competenze che i governi Salandra e Boselli non riuscirono a gestire (solo il governo Orlando riuscì in parte a coordinare e gestire l'intero complesso in modo sufficiente razionalizzando le forniture militari e gli acquisti all'estero), dall'altro incrementarono il numero del personale addetto alla pubblica amministrazione. Per questo motivo vennero delegati ai comitati per la mobilitazione industriale una serie di compiti che andavano dalla scelta dei materiali da produrre, all'acquisto delle materie prime in Italia e all'estero e la loro assegnazione alle aziende, alla stipulazione di commesse e alla gestione della manodopera (orari, salari, sicurezza, preparazione professionale, assistenza e previdenza)[134]. Le opere letterarie riguardanti il fronte italiano sono moltissime, qui di seguito sono elencati in ordine alfabetico alcuni tra gli scritti più famosi: Qui di seguito in ordine cronologico, alcuni dei titoli più significativi: Dalla guerra di manovra alla guerra di posizione, Ammutinamenti, diserzioni e giustizia militare, Mussolini giornalista: dalla neutralità all'interventismo. I primi movimenti italiani nel maggio-giugno 1915 si svilupparono lentamente, facendo sprecare il vantaggio costituito dalla netta superiorità numerica iniziale sugli austro-ungarici: con la mobilitazione ancora da completare molti reparti italiani non erano pronti a muovere, vi era una generale carenza di artiglieria (in particolare quella pesante) e di mezzi per forzare gli sbarramenti di filo spinato, e il terreno impervio e privo di strade favoriva nettamente i difensori; l'avanzata italiana si arrestò già nel corso della seconda settimana di giugno, e le truppe iniziarono a sistemarsi nelle trincee[95]. Il 3 novembre 1918, mentre reparti italiani entravano a Trento e sbarcavano a Trieste, i delegati dell'Austria-Ungheria firmarono l'armistizio di Villa Giusti, conclusivo delle ostilità sul fronte italiano[82]. I risultati dell'industria italiana risultarono di tutto rispetto, soprattutto considerando le costruzioni navali e aeronautiche, la produzione di fucili, mitragliatrici, cannoni e granate fu certamente inferiore rispetto alla produzione britannica, ma la limitata evoluzione tecnica delle armi durante il conflitto permise all'industria Italiana di produrre con largo impiego di licenze britanniche, francesi e talvolta tedesche e austriache. La prima guerra mondiale segna l'inizio delle guerre del Novecento. D'Annunzio aveva inaugurato la nuova figura di intellettuale abituato a comparire sugli scenari della vita pubblica, a dettare aspetti della moda, a influire i comportamenti collettivi e ad usare i mezzi di comunicazione di massa[35]. La voce di Benedetto Croce fu ugualmente rappresentativa a quella dello storico pugliese, anzi, scrivendo sulla sua rivista culturale La Critica, Croce ebbe maggior diffusione nel mondo dell'alta cultura, delle istituzioni e nell'area della classe dirigente liberale e del centro-destra. Queste agitazioni sono la testimonianza del diffuso malcontento, di una protesta contro la guerra esasperata dalle privazioni che spesso si univano alle richieste di pace e a miglioramenti salariali. L'attenzione del Capo di Stato Maggiore si rivolse principalmente agli ufficiali e all'artiglieria. Nel contempo la k.u.k. Dopo una lunga serie di inconcludenti battaglie, la vittoria degli austro-tedeschi nella battaglia di Caporetto dell'ottobre-novembre 1917 fece arretrare il fronte fino alle rive del fiume Piave, dove la resistenza italiana si consolidò; solo la decisiva controffensiva di Vittorio Veneto e alla rotta delle forze austro-ungariche, sancì la stipula dell'armistizio di Villa Giusti il 3 novembre 1918 e la fine delle ostilità, che costarono al popolo italiano circa 650.000 caduti e un milione di feriti. Contemporaneamente alle operazioni belliche, la guerra ebbe anche una profonda influenza sullo sviluppo industriale del paese oltre ad avviare grandi cambiamenti in ambito sociale e politico. Il 3 luglio 1914 la salma del Capo di Stato Maggiore del Regio Esercito, generale Alberto Pollio, entrava nella stazione di Porta Nuova a Torino, in mezzo a due ali di ufficiali in alta uniforme, diretta a Roma. Un contingente di 19 ufficiali e 740 militari italiani, poi incrementato a circa 1.000 effettivi, fu inviato a Costantinopoli nel febbraio 1919 come parte della forza d'occupazione inter-alleata stanziata nella zona, con distaccamenti dislocati anche nella Tracia orientale; una piccola missione di osservatori militari fu dislocata a Smirne, occupata da ampie forze greche, mentre un distaccamento di 1.000 uomini fu inviato a presidiare il nodo ferroviario di Konya in appoggio a un reparto britannico. Nel 1917 i due reggimenti furono ridenominati in 99º e 100º Fanteria. Il Parlamento li approva e il 24 Maggio 1915 l'Italia dichiara guerra all'Austria-Ungheria. In questo frangente la 1ª Armata avrebbe assunto un atteggiamento difensivo. -La Prima Guerra Mondiale-. Anzi intervenne per frenare questi aiuti, facendo per esempio divieto alla Croce Rossa di promuovere raccolte fondi per l'assistenza ai prigionieri; doveva essere chiaro che le loro miserevoli condizioni non meritava alcuna solidarietà[131]. Il 10 novembre Mussolini dichiarò che «il vecchio antipatriottismo è tramontato» e cinque giorni dopo, sul primo numero de Il Popolo d'Italia (fondato dallo stesso Mussolini), uscì il famoso pezzo Audacia in cui Mussolini scrisse a favore della guerra[22][23]. Vescovi e parroci o uomini d'Azione Cattolica non costituirono una voce capace di inserirsi in modo incisivo nel dibattito su cause e fini della guerra; solo il nazionalista Alfredo Rocco riuscirà a rivolgersi ai cattolici in modo deciso. Diaz continuò con la sua paziente opera di riorganizzazione e rafforzamento dei reparti italiani, ricevendo anche il sostegno di un nucleo di divisioni francesi e britanniche; il 24 ottobre 1918, infine, le forze degli Alleati lanciarono la loro offensiva risolutiva: l'attacco italiano nel settore del Monte Grappa fu inizialmente bloccato dalla dura resistenza degli austro-ungarici, ma al centro i reparti italiani, britannici e francesi stabilirono una serie di teste di ponte sulla riva settentrionale del Piave, che furono a mano a mano allargate. Nel contempo la forza combattente austro-ungarica seppur avesse subito perdite non molto inferiori alla forza iniziale - un milione e mezzo di combattenti nell'agosto 1914, 1.250.000 tra morti, feriti, dispersi e malati entro l'anno - nell'estate 1915 schieravano ancora un milione e mezzo di soldati, già addestrati alla guerra di trincea, con più mitragliatrici, cannoni medi e pesanti e un'adeguata produzione di munizioni[51]. 3.1K likes. E alla famiglia fanno anche riferimento i provvedimenti di Stato: sia quelli di carattere assistenziale (sussidi, pensioni, assicurazioni), sia quelli di carattere intimidatorio e punitivo (come quando sulla porta del disertore si affiggono i simboli del reato, nell'intenzione di travolgere nella disistima la famiglia del colpevole)[167]. La guerra impose uno sforzo popolare mai visto prima; enormi masse di uomini furono mobilitate sul fronte interno così come sul fronte di battaglia, dove i soldati dovettero adattarsi alla dura vita di trincea, alle privazioni materiali e alla costante minaccia della morte, che impose ai combattimenti la necessità di dover affrontare enormi conseguenze psicologiche collettive ed individuali, che andavano dalla nevrosi da combattimento, al reinserimento nella società fino alla nascita delle associazioni dei reduci. Non è possibile misurare e analizzare dettagliatamente le ragioni, ma è allo stesso tempo palese che una guerra non può essere condotta senza il consenso dei combattenti. Il grado di sviluppo economico raggiunto dai belligeranti permetteva loro di mettere in campo grandi masse di uomini, dotate di mezzi di elevata potenza distruttiva e riproducibili industrialmente su vasta scala senza grosse differenze qualitative tra un esercito e l'altro; al tempo stesso, tuttavia, la motorizzazione era solo agli inizi e questo rendeva difficile spostare celermente truppe e artiglieria sul campo di battaglia: gli eserciti si ritrovavano così ammassati in spazi ristretti, vulnerabili al devastante fuoco dell'artiglieria e delle mitragliatrici. Esso entrò in vigore il 1º marzo 1915, con successivi richiami alle armi di militari in congedo effettuati non mediante pubblici bandi, ma attraverso la precettazione personale. Gli italiani che finirono nei campi austro-tedeschi furono complessivamente circa 600.000, circa la metà dei quali catturati dopo la rotta di Caporetto. Le postazioni dei due eserciti iniziavano con una fascia di reticolati di filo spinato, saldamente assicurati al terreno da paletti di ferro o legno; seguiva la prima linea di trincee, scavata a zig-zag per evitare il fuoco d'infilata: la distanza media tra le due prime linee era di circa 100 metri, ma in seguito gli italiani tentarono di accorciarla a 50 o anche 20 metri, onde ridurre il tempo allo scoperto dei reparti lanciati all'attacco[100]. L'episodio di Sacile non portò a condanne di morte, e Cadorna deplorò questa mitezza ed esigeva che nei casi in cui fosse difficile stabilire le responsabilità, si ricorresse alla decimazione. La guerra di trincea che si sviluppò sul fronte italiano non fu troppo dissimile da quella che si sviluppò sul fronte occidentale, anche se il terreno montuoso delle Alpi orientali non fece che peggiorare le condizioni di vita dei soldati e la costruzione stessa delle trincee: l'altopiano del Carso presentava un duro strato di roccia calcarea sotto un piccolo velo di terreno, rendendo impossibile scavare trincee profonde senza l'ausilio di perforatrici meccaniche e trasformando ogni esplosione di artiglieria in una cascata di pericolose schegge di pietra; l'altopiano era arido e privo di acqua nei mesi estivi e spazzato dai gelidi venti di Bora in inverno[97]. Caratteristiche distintive di la guerra La prima guerra mundiale hè cunsiderata cume la prima guerra muderna nant'à larga scala. La relazione del generale Pollio, trasmessa al generale Spingardi, allora ministro della Guerra, aveva richiesto un finanziamento dell'esercito di 400 milioni[43]. Ma Salvemini non fu l'espressione di un'opinione prevalente non insita dalle opposte correnti di opinione. Visualizza altre idee su Prima guerra mondiale, Guerra mondiale, Storia militare. I neutralisti, nel corso dei dieci mesi che portarono all'entrata in guerra, appaiono più numerosi degli interventisti, anche e soprattutto se misurati guardando i loro referenti politici. 15-set-2015 - Questo Pin è stato scoperto da andre baldanza. Lattentatore fu lo studente nazionalista Fondamentalmente, pur con motivazioni e obiettivi diversi, c'era la convinzione della maggior parte delle correnti politiche dell'epoca che la guerra era destinata a cambiare il mondo, per cui era impossibile e poco augurabile, rimanerne fuori, in quanto essa avrebbe comunque travolto le vecchie convinzioni e i vecchi equilibri[24] Ciò spiega lo schieramento a favore della guerra di uomini e gruppi che si rifacevano alla tradizione socialista e democratica, definendo quello che successivamente venne chiamato «interventismo democratico» o nel caso dei socialisti, «rivoluzionario». Nel novembre del 1915 l'esercito serbo, in rotta dopo essere stato battuto dalle forze degli Imperi centrali, si rifugiò nel nord dell'Albania chiedendo assistenza agli Alleati: tra gennaio e febbraio del 1916 una flotta di navi italiane, francesi e britanniche evacuò dai porti albanesi circa 260.000 persone tra soldati e profughi civili serbi, oltre a 10.000 cavalli, 68 cannoni e altro materiale bellico[84]; le forze italiane stabilirono una guarnigione a Durazzo, ma ne furono scacciate dalle truppe austro-ungariche che in breve tempo occuparono tutto il nord e il centro dell'Albania. La propaganda era intesa in forme tradizionali e autoritarie, assai poco coinvolgenti se non addirittura controproducenti, come prediche e sermoni tenuti dagli ufficiali e a volte da figure appositamente reclutate per questo, come riformati o esonerati dal servizio, i quali apparivano dei "privilegiati" agli occhi dei fanti. Furono in particolare le autorità tedesche ad imporre rigide forme di regolamentazione della vita quotidiana nei campi di prigionia, con misure che tendevano a trasformare gli uomini in numeri, facendo loro conoscere - per la prima volta su larga scala - la spoliazione totale dell'identità personale[124]. Di ciò si resero conto le principali potenze dell'Intesa, che conclusero accordi con gli Imperi centrali - interessati ad alleggerire la pressione delle esigenze alimentari - per lo svolgimento di tale compito. I Reparti d'assalto ebbero il loro battesimo del fuoco durante l'undicesima battaglia dell'Isonzo e poi ancora durante Caporetto, quando furono frequentemente impiegati come retroguardia delle unità in ripiegamento verso il Piave; per il 1918, in aggiunta ai reparti aggregati ai corpi d'armata, erano state costituite due intere divisioni d'assalto, e gli Arditi furono intensamente impegnati nella battaglia del Solstizio e poi durante Vittorio Veneto[70]. Il loro ingresso nel campo del lavoro aveva inizialmente suscitato qualche perplessità da parte del sesso forte; a Roma l'impiego delle donne tramviere aveva provocato uno sciopero ad inizio 1917, ma fu facile per gli imprenditori dimostrare che le liste di collocamento erano assolutamente vuote e che, se la produzione doveva continuare ad aumentare, l'unica grande riserva era la manodopera femminile.